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Borussia Dortmund: il ricordo di Kirovski e il rimpianto Subotić
Scritto il 2013-05-24 da Franco Spicciariello su MLS

Fonte: MLS

Quando domani sera Bayern Monaco e Borussia Dortmund scenderanno in campo a Wembley per la finale di Champions League, a Los Angeles Die Schwarzgelben di Jürgen Klopp avranno un tifoso in più. Uno che c'era quando 16 anni fa il Borussia Dortmund vinse la sua prima, e per ora unica, Champions League.

Parliamo di Jovan Kirovski, ex nazionale USA e grande promessa mai realizzata del soccer USA, oggi assistant coach di Bruce Arena ai Los Angeles Galaxy, e a tutt'oggi l'unico americano ad aver vinto la Champions.

Sono elettrizzato dal vedere il Borussia in finale. Li ho sempre seguiti in questi anni", ha dichiarato a MLSsoccer.com Kirovski, che a Dortmund ha passato quattro anni degli 11 spesi in Europa. “Hanno avuto un decennio molto duro dal punto di vista finanziario, ma sono tornati in salute, han puntato su giocatori giovani e Jürgen Klopp ha messo insieme un team dalla grande energia, affamato e bello da vedere”.

Kirovski all'epoca aveva 20 anni, ed era sbarcato a Dortmund all'inizio della stagione 1996-97, dopo tre anni nel settore giovanile del Manchester United sotto l'ala di Alex Ferguson. “Ero un ragazzino appena arrivato in un nuovo e grande club. Ero riserva per l'attacco e anche per il centrocampo, a seconda delle necessità, cercando di farmi largo quando potevo”.

Il Borussia Dortmund aveva vinto la Bundesliga nelle due stagioni precedenti, e al via della UEFA Champions League 1996/97 l'allenatore Ottmar Hitzfeld poteva contare su un gruppo di altissimo livello guidato dal Pallone d'Oro 1996 Matthias Sammer, l'ex centravanti della SS Lazio Karl-Heinz Riedle, lo svizzero Stephane Chapuisat, e gli ex juventini Stefan Reuter, Jürgen Kohler, Andreas Möller, Júlio César e Paulo Sousa.

Avevamo una grandissima squadra” ricorda Kirovski, che in carriera ha indossato anche le maglie di Sporting Lisbona, Crystal Palace e Birmingham City, prima di tornare in MLS nel 2004 per militare con Galaxy, Colorado Rapids e San Jose Earthquakes. "Hitzfeld era un tipo molto calmo, che non aveva bisogno di urlare o impaurire nessuno. MOlto tattico, assai differente da Alex Ferguson, che ogni tanto dava di matto. Stile e filosofia differenti, ma entrambi dei grandi a loro modo”.

Kirovski scese in campo due volte nella fase a gironi: la prima in un 1-0 contro l'Atlético Madrid in sostituzione della stellina Lars Ricken (che nel 2008 fu ad un passo dal Columbus Crew), e poi al ritorno sempre con l'Atlético Madrid (sconfitta 2-1) al posto del nazionale norvegese Steinar Pedersen. Kirovski si è poi seduto in panchina varie volte, inclusa la doppia sfida vinta contro il Manchester United, ma la finale vinta 3-1 sulla Juventus dovette vederla da una suite dell'Olympiastadion di Monaco di Baviera.

Fu incredibile", racconta Kirovski ricordando la finale del 28 maggio 1997. “Due colpi di testa di Kalle Riedle e un goldi Ricken. Grande partita. Sembra ieri”.

In campo domani con la maglia del Borussia Dortmund ci sarebbe potuto essere un altro "americano", Neven Subotić, ma purtroppo non sarà così. Bosniaco (della Repubblica Srpska) ma con passsaporto Americano ottenuto dopo il trasferimento da bambino negli USA con la famiglia in fuga dalla guerra, Subotić è cresciuto nel sistema delle nazionali giovanili USA, militando anche nella Under 20 guidata dal CT Tomas Rongen. Nel 2008 però ha optato però per la Serbia dopo aver avuto comunicazione che i regolamenti gli impedivano di poter scegliere la Germania.

Subotić aveva partecipato ai Mondiali Under 17 del 2005 con la Nazionale USA mettendo insieme un totale di 12 match e un gol. Solo due invece le partite con l'Under 20 dopo la decisione del CT Tomas Rongen (oggi direttore dell'Academy del Toronto FC) di metterlo fuori rosa prima dei Mondiali Under 20 del 2007, preferendgli tal Julian Valentin (uno passato per LA, Cleveland e Tampa Bay, ritiratosi a 23 anni, e oggi manager dei Colorado Rockies della Major League Baseball...) per motivi comportamentali mai chiariti e sicuramente mal gestiti dal CT, autore anche di alcuni commenti pesanti sul giocatore al momento di rispedirlo al Magonza, in Germania. Da allora Subotić non ha mai più giocato con gli USA, rifiutando anche alcune chiamate da parte dell'allora CT della Nazionale maggiore, Bob Bradley (il papà del romanista Michael).

E' jugoslavo, non conta", dice oggi Kirovski di Subotić. Ma certo oggi sono molti a rimpianegere quello che sarebbe potuto essere con Subotić al centro della difesa USA se non fosse stato per le assurde scelte di Rongen.

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