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Borja e Franco (Pachuca) verso gli USA
Scritto il 2012-06-13 da Americo Costi su MLS

Secondo i media messicani sarebbe in corso una ‘piccola rivoluzione’ in casa Pachuca: i Tuzos stanno infatti per cedere due dei propri attaccanti alla MLS.

I soggetti in questione sono l’ecuadoriano Félix Borja e l’argentino – naturalizzato messicano – Guillermo Franco. Diverse, però, le motivazioni che quasi sicuramente porteranno all’addio dei due con i tifosi dello Estadio Hidalgo.

Il canguro Borja - 180 centimetri di esplosività e una spiccata propensione al colpo di testa, da qui il soprannome – è stato esplicitamente richiesto da alcuni club statunitensi, da sempre molto attenti alla Primera Division messicana. Il bomber, classe 1983, ha maturato esperienze anche in Europa, con Olympiakos e Magonza e ha sempre segnato con qualunque casacca.

Discorso diverso per Guillermo Franco, esperto centravanti con 35 primavere sulle spalle. Andrés Fassi, presidente operativo del club messicano, ha confermato che l’ex Villarreal è ormai fuori dal progetto e si anticiperà la separazione di 6 mesi, rispetto alla naturale scadenza del contratto.

In 10 giorni entrambi i calciatori sapranno la loro futura destinazione, ma una cosa è certa: saranno gli Stati Uniti la loro prossima casa.

L'FC  Dallas recupera e va a vincere 2-1 sul Pachuca nell'andata delle semifinali di CONCACAF Champions League giocata nella notte al Toyota Stadium di Frisco (TX). I messicani erano andati in vantaggio all'inizio con Franco Jara. Ma grazie ai due gol a cavallo della pausa di Maximiliano Urruti e Kellyn Acosta, Dallas porta a casa una vittoria di misura che la pone comunque in posizione di vantaggio in vista del ritorno previsto per il prossimo 4 aprile. I quattro volte campioni continentali del Pachuca erano partiti alla grande. Erick Aguirre se ne va sulla sinistra lasciando sul posto Hernan Grana per poi tagliare per Jara, bravo ad infilare vicino al palo al 3'. Il pareggio di Dallas arriva ad un minuto dal break, con l'argentino Urruti che la mnda destra dopo una respinta di pugno di Alfonso Blanco su cross di Grana. Il gol vittoria è di Acosta al 58', che con una punizione da oltre 20 metri supera barriera e Blanco, e poco dopo è Aaron Guillen a sfiorare il terzo. Ritorno il 4 aprile prossimo all'Estadio Hidalgo, mentre il giorno dopo toccherà a Vancouver (sconfitta ieri 2-0 dal Tigres). FC Dallas 2-1 Pachuca Highlights | @FCDallas @Tuzos #SCCL #SoyAficionado pic.twitter.com/AKLK0e1tvA— CONCACAF (@CONCACAF) March 16, 2017

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Lo scandalo FIFA avrà probabilmente conseguenze che si dilungheranno per anni, e quanto accaduto in questi giorni è probabilmente solo la parte iniziale. Lo si può capire anche dalle parole di Jack Warner, l'ex vice-presidente della Fifa e presidente CONCACAF dal 1990 al 2011, arrestato nella sua Trinidad & Tobago e poi rilasciato su cauzione, che ieri ha parlato in televisione e minacciato di rivelare tutto quello che sa alla giustizia USA, aggiungendo inoltre di temere per la sua vita. "Non manterrò più segreti per loro che hanno cercato di distruggere il Paese", ha detto senza specificare di quale Paese si trattasse. E ha aggiunto: "Temo per la mia vita". Oltre a Warner, tutta la struttura che retto la CONCACAF negli ultimi 25 anni è stata decapitata. L'FBI ha cominciato da Chuck Blazer, Segretario Generale della CONCACAF dal 1990 al 2011, membro dell'Esecutivo FIFA dal 1996 all'aprile 2013, sostituito poi dal presidente della USSF Sunil Gulati. Blazer, da tempo malato e sotto inchiesta. è diventato l'informatore su cui il Dipartimento di Giustizia americano ha costruito l'inchiesta FIFA che ha portato alle dimissioni di Blatter. LEGGI: Chuck Blazer, la talpa USA che sta facendo saltare la FIFA Dopo Blazer, il nome di spicco nella lista degli arrestati FIFA è stato quello di Jeffery Webb (Isole Cayman), presidente della CONCACAF e vicepresidente FIFA vicinissimo a Blatter, cui apportava i voti delle piccole - ma numerose - isole caraibiche membre delle Federazione Internazionale che vede più paesi rappresentati di quanti ce ne siano all'ONU. LEGGI: La FIFA spiegata tramite Webb e le Isole Cayman In sintesi la CONCACAF - insieme in parte al Sudamerica - sta risultando il perno di tutta l'inchiesta che, come detto, ora inizierà ad approfondire in maniera più completa ruoli e responsabilità. Sul tema però sarebbe interessante ascoltare il giudizio di qualcuno che vive e lavora in Italia, e che di quanto accaduto negli scorsi anni nella CONCACAF qualcosa almeno dovrebbe sapere, anche solo per sentito dire. Il riferimento è a Italo Zanzi, quarantenne CEO della AS Roma. Italo chi? Fisco possente e bell'aspetto (molto apprezzato dalle signore romane), Zanzi ha alle spalle un passato sportivo nel calcio giovanile e poi come portiere della nazionale a stelle e strisce di pallamano, con cui ha vinto la medaglia di bronzo nel 2003 ai Giochi Panamericani. Laurea in storia dell’arte e master in legge con abilitazione alla professione forense nel 2005 ha vinto l’ambitissimo El Diario Award, assegnato ogni anno dalla comunità ispanica ai volti emergenti di politica, sport e spettacolo, per poi candidarsi al Congresso coi Repubblicani nell’area di NY, facendo commentare al New York Times: «Questo Zanzi non passerà inosservato. È carismatico, istruito, combattivo e anche glamour. Ha un potenziale enorme, può affrontare qualsiasi sfida». Di lì ha preso il volo la sua carriera. Zanzi- scrive il sito della AS Roma - [dal dicembre 2007] fino a ottobre 2011, ha avuto la funzione di Vice Segretario Generale della CONCACAF,  la confederazione calcistica del Nord e Centro America e dei Caraibi. Durante questo incarico, Zanzi ha supervisionato gli eventi e le attività redditizie della confederazione, come la CONCACAF Champions League e la CONCACAF Gold Cup, e ne ha gestito la comunicazione e il marketing: inoltre Italo ha rappresentato la confederazione all’interno della commissione FIFA per il Fair Play e le responsabilità sociali e della commissione dei media.   Zanzi è stato quindi per quattro anni il vice di Chuck Blazer (segretario generale CONCACAF dal 1990 al 2011) durante la presidenza Warner, e poi per alcuni mesi ha collaborato con il nuovo segretario ad interim Ted Howard (diventato poi vice a sua volta con la nomina di Enrique Sanz) e il neo presidente (dal maggio 2012) Jeffrey Webb. Un rapporto stretto anche quello con Webb, visto che - secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport - questi lo avrebbe voluto alla FIFA per assumere un incarico qualora fosse riuscito ad ereditare il trono di Joseph Blatter. In quegli anni Zanzi ha avuto la fortuna di affiancare Blazer nel lavoro e nei viaggi - immortalati nel blog del paffuto ex dirigente USA, "Travels with Chuck Blazer and his Friends..." - e ieri negli USA è stato reso noto il verbale delle dichiarazioni di Blazer, in cui si può leggere: "I and others agreed to accept bribes and kickbacks in conjunction with the broadcast and other rights to the 1996, '1998, 2000, 2002, and 2003 Gold Cups. Beginning in or around 2004 and continuing through 2011, I and others on the FIFA executive committee agreed to accept bribes in conjunction with the selection of South Africa as the host nation for the 2010 World Cup. Among other things, my actions described above had common participants and results." Quindi, nel periodo 2007-2011, mentre Zanzi era il vice di Blazer questi si faceva corrompere dal Sudafrica per l'assegnazione dei Mondiali 2010. Non solo. Negli anni da vicesegretario generale Zanzi aveva come compito, tra gli altri, quello di occuparsi di comunicazione e marketing anche della Gold Cup, sui cui Blazer ha ammesso di aver "guadagnato" illegalmente fino all'edizione 2003 (prima quindi dell'arrivo di Zanzi). Temi peraltro per i quali era stato voluto da Blazer stesso, che nel comunicato di presentazione della sua nomina aveva detto: “I am very pleased to announce that Italo Zanzi will join us from his role at Major League Baseball in the USA, in the capacity of Deputy General Secretary. Italo’s experience in international TV and sponsorship in sport will prove an invaluable asset to CONCACAF as we enter a new phase for the Confederation; we are pleased that Italo will be joining our team in New York and everyone is excited by the work that lies ahead.” A questo punto la domanda sorge spontanea, pur nel massimo rispetto dei principi del garantismo: ma in tutti quegli anni lavorando e viaggiando insieme, sedendo agli stessi tavoli, con le stesse persone - Blazer, Webb e Warner - con anche sulle spalle responsabilità importanti sul business della Confederazione, possibile che non si fosse accorto di nulla? Che non avesse sentito nulla? Che i manager TV con cui si confrontava non avessero proferito parola sui kickbacks dati al suo capo Chuck Blazer? La questione è seria, in quanto l'inchiesta è comunque agli inizi e molti nomi devono ancora uscire, come ha sottolineato Jack Warner, e come si deduce dal verbale di Blazer quando dice "I and others" riguardo le operazioni illegali compiute, senza dare specifiche. Ed è ancor più seria per una società come l'AS Roma che tiene molto alla sua immagine internazionale, specie a quella negli USA dove si sta svolgendo l’inchiesta, paese della proprietà guidata dal finanziere Jim Pallotta. LEGGI: Zanzi, AS Roma: "MLS nostra alleata. Possiamo aiutarci a vicenda" Lascia perplessi che in questi primi giorni nessuno in Italia si sia posto domande su Zanzi o ne abbia fatte. Sul tema basterebbe peraltro una dichiarazione del CEO della AS Roma (sul modello di quelle, ad esempio, del presidente della USSF, Sunil Gulati) che spiegasse bene il suo ruolo nella CONCACAF e i suoi rapporti con i soggetti coinvolti nell'inchiesta, a lui superiori funzionalmente nella CONCACAF, per dissolvere ogni possibile dubbio di chiunque, che al momento sarebbe basato sul nulla. Certo, poi sarebbe farsi delle domande sulle sue capacità manageriali, se nella posizione di vicesegretario generale in carico del business per quattro anni Zanzi non ha mai sentito, visto o saputo nulla. Ultimo spunto: è di questi giorni la notizia che la AS Roma avrebbe scelto come nuovo Team Manager (sorta di responsabile di tutta la logistica) Manolo Zubiria (a destra nella foto), entrato nelle fila giallorosse già nel 2013 come "Head of Special Projects". Zubiria, come Zanzi, è un ex CONCACAF, dove dal 2008 al 2013  - tre anni con Blazer e Warner e due con Webb quindi - è stato "Managing Director of CONCACAF Marketing and TV, responsible for TV distribution and production of CONCACAF’s international soccer competitions, as well as the sponsorship sales business. Negotiate broadcast rights deals directly with television networks in North, Central America and Caribbean to increase the coverage and exposure of the competitions and the CONCACAF brand", come riporta il suo profilo LinkedIn. Anche qui, nulla da dire? La precisazione di Italo Zanzi all'ANSA Fifa: Zanzi, indagini non mi riguardano Il ceo della Roma, non sono coinvolto nell'inchiesta in corso (ANSA) - ROMA, 9 GIU - "In riferimento a quanto riportato recentemente da alcuni media, tengo a precisare di non essere in alcun modo coinvolto nelle indagini riguardanti Fifa e Concacaf". Dopo essere stato accostato al terremoto che sta sgretolando la Fifa, il ceo della Roma Italo Zanzi precisa la sua posizione all'Ansa. "Poiché è in corso un'inchiesta, sarebbe inappropriato ogni altro commento", conclude il dirigente giallorosso che, prima di arrivare nella Capitale, era stato vicesegretario generale della Concacaf.

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"Allez Impact!" è l'esultanza che probabilmente avreste sentito ieri sera se abitaste a Montréal. Nella notte italiana è andata in scena allo Stadio Olimpico il quarto di finale di ritorno tra i canadesi e il Pachuca (Liga MX) di fronte a 40.000 spettatori, dopo il 2-2 dell'andata. I giocatori dell'Impact non si sono fatti distrarre dall'ormai quasi certo sciopero dei calciatori in vista del primo turno della Major League Soccer e hanno conquistato la semifinale dove giocheranno contro il DC United o l'Alajuelense. Un match equilibrato sbloccato dai messicani all'80' grazie a un rigore concesso da Ciman (difensore centrale nazionale belga arrivato dallo Standard Liegi) e siglato da German Cano. Quando sembrava ormai tutto finito il classe '90 Calum Mallace ha buttato palla in attacco per la disperazione dove è intervenuto il rookie statunitense Cameron Porter, 45° scelta al SuperDraft, che alla prima partita da professionista ha stoppato di petto, superato l'avversario e battuto Pérez con un tiro di punta passato sotto alle sue gambe. Ragazzo laureatosi alla Princeton in Computer Science e membro dell'Ivy Club. Clicca per vedere il goal di Porter.

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