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Klinsmann: La stagione MLS deve durare di più
Scritto il 2011-10-11 da Franco Spicciariello su MLS

E' stato molto diretto il nuovo CT USA Jurgen Klinsmann ieri notte in occasione della conferenza stampa che precede il match con l'Ecuador, affermando che la Major League Soccer ha bisogno di una stagione più lunga e competitiva.

Secondo l'ex allenatore della Nazionale tedesca e del Bayern Monaco i giocatori della MLS non giocano abbastanza partite durante la stagione, che dura da metà marzo sino massimo a fine novembre (playoff inclusi), per un totale quindi di otto mesi contro i 10 dei giocatori che militano in Europa.

"La sfida per la MLS è nel modificare il proprio format per rendere la stagione simile a quella degli altri campionati. Attualmente non lo è. Con sette, otto mesi di partite non è al livello del resto del mondo".

In genere i team MLS iniziano i ritiri a fine gennaio, e la stagione finisce tra metà ottobre (la regular season) e metà novembre (con la finale di MLS Cup). In Europa invece si inizia a metà luglio e si termina ai primi di giugno.

E quando uno con l'esperienza di Klinsmann fa affermazioni del genere è inevitabile che faccia rumore. Il capitano della Nazionale USA, Carlos Bocanegra:

"E' uno che ha giocato ai massimi livelli mondiali, e sa di quel che parla. E come se Phil Jackson parlasse di come vincere un campionato. Lo ha fatto e lo sa".

Avendo vissuto per 13 anni in California con la moglie americana e i figli, - giocando anche un anno in PDL (Premier Development League) per un anno sotto falso nome - Klinsmann ha probabilmente un'ottica unica su quelli che dovrebbero essere i cambiamenti che il calcio d'America dovrebbe fare per diminuire il gap con quello dei paesi più importanti.

"Se un giocatore è nel giro della Nazionale deve lavorare più degli altri, per più tempo, non può andare in vacanza dicendo semplicemente "Dovrei avere 6 settimane libere". Nel caso lo abbraccerei e gli direi "Divertiti per sei settimane, ma non ripresentarti qui".

Più chiaro di così...

Al milanese Riccardo Silva, che per primo credette al successo di una tv gestita internamente a una società di calcio e lanciò Milan Channel e ora è leader nei diritti tv sportivi di mezzo mondo, la definizione di «Guerra del pallone» non piace. Il proprietario del Miami FCc (con Paolo Maldini), allenato da Alessandro Nesta in NASL, spiega: «La mia non è una guerra, solo una pacifica richiesta al Tas di Losanna per sapere se quello che si gioca negli Usa è calcio o qualcosa di differente. Voglio conoscere la ragione per cui tutti i campionati del mondo sono regolati da promozioni e retrocessioni, mentre questo è l’unico Paese che non si adegua al principio dello statuto Fifa. Insomma,pretendo chiarezza». Criteri oggettivi. L’altra contestazione è la mancanza di un criterio oggettivo con cui vengono assegnati dalla Federcalcio Usa gli status di prima, seconda e terza divisione. Per ora l’unica meritocrazia è il denaro: chi paga di più è in Serie A, cioè la Mls, chi sborsa di meno è in serie B, Nasl e Usl, quest’ultima fra l’altro è un’associata della Mls. Spiega Silva: «Noi siamo la prova di questa ingiustizia. In estate abbiamo battuto ed eliminato due dei migliori team della Mls nella Coppa nazionale, la US Open Cup (Orlando e Atlanta). Abbiamo vinto il titolo, quello di primavera, con 10 punti di scarto, e siamo nettamente in testa alla fase autunnale. Ma come ricompensa da parte della federazione veniamo retrocessi insieme a tutta la Lega». Già, perché sarà un caso, ma dopo l’azione di Silva presso il tribunale di arbitrato sportivo in Svizzera a fine agosto, la U.S. Soccer Federation ha risposto al fuoco «retrocedendo» d’ufficio per il 2018 la Nasl dalla Division 2, perché non sarebbe in grado di iscrivere al prossimo torneo il numero legale di 12 squadre. Dice Silva: «Ci sono dietro motivi politici: questa è una palese ritorsione». Nei giorni scorsi la Lega, pilotata anche dal calabrese Rocco Commisso, proprietario dei New York Cosmos, ha fatto causa alla Ussf, accusandola di essere un monopolio e gestire il soccer in modo arbitrario e poco imparziale finendo con il favorire la Mls, per altro loro partner commerciale. Il caso Cosmos Chiarisce Silva: «I Cosmos hanno vinto il campionato la stagione passata, ma quest’anno nella Mls c’è andata Minnesota United che ha sborsato 100 milioni per la promozione. Che regola morale è questa? Io la metto sullo stesso piano di chi paga per vincere una partita. Per questo sono certo che la Fifa, che ha iniziato con Infantino un nuovo corso di trasparenza, interverrà per sistemare l’anomalia». L’anomalia si può sintetizzare con un caso limite: che cosa accadrebbe se Silva o Commisso (e probabilmente se lo potrebbero permettere) ingaggiassero nelle loro squadre Messi, Ronaldo o Neymar? «Non avrebbe senso, ma è un ottimo esempio. Se questi tre campioni accettassero di venire da noi a Miami, strapazzeremmo 10-0 qualunque squadra della Mls. Con il risultato di continuare a giocare in serie B o addirittura in C, perché i meriti sportivi qui valgono zero». Sì, è una guerra. Combattuta nei tribunali, senza pallottole e fucili, ma che potrebbe essere epocale. Silva vuole in fretta una risposta chiara da Losanna per conoscere il destino della sua franchigia e della Nasl (National American Soccer League), la Lega che per prima negli anni Settanta del secolo scorso mandò in orbita il pallone negli States grazie all’arrivo di Pelé, Chinaglia, Beckenbauer e molte altre stelle, e ora rischia di sparire. Ranking in calo Silva mantiene la calma ed è certo che la guerra andrà a finir bene e alla Nasl verrà confermata la Division 2. Sostiene, però, che se il soccer vuole crescere deve dargli retta: «Gli Stati Uniti per dedizione, ricchezza e qualità dovrebbero battersi alla pari con i top team del mondo. Ma senza competitività, non migliorerà. Perché negli Stati Uniti non si è mai trovato un fuoriclasse come Leo Messi? Perché il loro ranking Fifa negli ultimi anni è in calo (ora è numero 28, era 14° nel 2013 come nel 2009, ndr)? Il successo di un movimento nasce dal basso. Nessuno ha incentivi a investire sulle serie minori se non ha garanzie che in caso di vittoria sul campo avrà diritto a una promozione». Fonte: Gazzetta dello Sport

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A parte l'arrivo di David Beckham, a dare la svolta alla MLS è stato l'ingresso nella lega dei Seattle Sounders nel 2009. L'esordio del team dello stato di Washington, le cui origini risalgono alla NASL anni '70, ha significato un salto culturale per la MLS, con il bellissimo spettacolo di decine di migliaia di spettatori entusiasti assiepati sugli spalti di uno stadio nato per i Seahawks della NFL. Ma non solo. Seattle è entrata in MLS con una struttura societaria di altissimo livello e un'ambizione mai vista tra gli expansion team degli anni precedenti quali Real Salt Lake, Chivas USA e Toronto FC E come i Sounders hanno segnato l'avvio della MLS 2.0, lo sbarco dell'Atlanta United FC sta segnando probabilmente una nuova era per la lega USA. A cominciare dai 55mila che affolleranno stasera lo storico Bobby Dodd Stadium della Georgia Tech University, in attesa che apra il Mercedes Benz Stadium, per il quale sono già 30mila gli abbonati. La diversità, dal punto di vista tecnico, la si è vista già in questo inverno di avvicinamento. A dicembre l'annuncio dell'ingaggio della talentuosa 22enne ala paraguaiana Miguel Almirón (già cercato da Arsenal e Chelsea), pagata ben $8.5 milioni agli argentini del Lanus, una delle fee più alte di sempre della MLS, e per un investimento totale di circa 20 milioni includendo l'ingaggio quinquennale. Prima di lui i rossoneri della Georgia avevano già speso $4.5 milioni per il 23enne attaccante argentino del San Lorenzo Hector Villalba (lo volevano Milan e Bologna nel 2015), reduce da vittorie in Primera Division Inicial e Coppa Libertadores. Sempre in attacco, ecco dal Torino (13 gol in 76 match su tre stagioni) Josef Martinez, e poi il portiere della Nazionale USA Brad Guzan (dal Middlesborough) e il terzino Greg Garza. Una campagna acquisti stellare per una squadra MLS. La lega punta ad entrare nell'empireo del calcio mondiale, e per farlo ha bisogno di mettere tanti soldi per talenti giovani, non solo per ultra 30enni dal grande nome ma sul viale del tramonto. I primi, fortunanatemente, sono sempre di più negli ultimi anni. Si pensi ai vari Ignacio Piatti (visto a Lecce), Nicolas Lodeiro e, certo, Sebastian Giovinco. Atlanta sta cercando di portare questo trend ad un livello successivo, andando addirittura a prendere giocatori cercati da team europei. Investimenti sul campo, quindi, ma anche sul contorno. Innanzitutto uno stadio da un miliardo (che condividerà con gli Atlanta Falcons della NFL), un centro di allenamento da $60 milioni; l'ex allenatore di Argentina e Barcellona, Gerardo "Tata" Martino, in panchina; un ex dirigente del Tottenham come Darren Eales nel ruolo di presidente operativo e l'ex nazionale USA Carlos Bocanegra in quello di Direttore Tecnico. Per chiarire, non stiamo parlando dell'Orlando City, che ha speso quattro soldi per i Designated Players affiancati a Kakà, puntando più sul lungo termine. E non siamo nemmeno di fronte ad un New York City FC che ha messo tutto su grandi nomi sul viale del tramonto come Frank Lampard e Andrea Pirlo, andando a formare un trio completato da un eccezionale attaccante come lo spagnolo David Villa, MLS MVP 2017. Atlanta è diversa. I calciatori che ha preso non sono né giovani di belle speranze e basta, né nomi per vendere magliette e biglietti. Almirón è un centrocampista offensivo di talento che potrebbe "spaccare" il campionato con a fianco Villalba, Martinez e Kenwyne Jones, per un attacco tra i più letali della MLS. Scelte che farebbe un buon club europeo con asprazioni di livello, e su cui magari guadagnare dalla vendita in futuro. Non solo top players però, ma anche i giovani fanno parte del progetto, sui Bocanegra sta lavorando da oltre un anno. Tanti infatti sono i prospect, come i nazionali U20 USA Andrew Carleton, Chris Goslin e Brandon Vasquez,che danno l'dea della visione della società. Al momento l'Atlanta United (ecco, sul nome ci sarebbe da che dire per la scarsa originalità), almeno sullacarta, sembra assolutamente qualificato per diventare il primo expansion team a poter raggiungere i playoff all'esordio dopo i sounders del 2009. Ma al di la del campo, sono più gli investimenti e l'organizzazione adare il segno di un qualcosa di nuovo nella storia della lega. Se questo è il nuovo percorso della MLS, che probabilmente sarà seguito anche dal LAFC in entrata nel 2018, allora dobbiamo prepararci a vedere uno spettacolo assai diverso - migliore - nei prossimi anni.  

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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