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Indoor Soccer History - MISL 1982/84
Scritto il 2011-05-13 da Blackiesan74 su History

Le prime 4 stagioni della MISL avevano dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, 2 cose:

1 – l’indoor soccer era ormai entrato nell’immaginario degli sportivi americani, a tal punto che quando qualcuno parlava di soccer era facile trovare chi sapesse tutto dell’indoor ma non si interessasse dell’outdoor;

2 – l’entusiasmo aumentava man mano che trascorrevano le stagioni, e la contemporanea guerra con la NASL, fomentata dalla corsa all’ingaggio più alto, sembrava ormai in dirittura d’arrivo.

Infatti, i problemi che la NASL indoor stava sperimentando avevano indotto i dirigenti a non organizzare la stagione 1982/83; ma Tepper e Foreman avevano l’occhio lungo in questo senso e invitarono ben 3 franchigie della NASL a partecipare alla stagione MISL 1982/83. Così accettarono i Chicago Sting, i Golden Bay Earthquakes e soprattutto i San Diego Sockers, campioni NASL in carica e impossibilitati a difendere il loro titolo. Sui Sockers (ma anche sui Blast e su altre formazioni storiche dell’indoor soccer USA) ci soffermeremo più avanti con articoli espressamente dedicati.

Quello che nessuno (tra i tifosi) poteva sapere è che in realtà si stavano già ponendo le basi per il tracollo della Lega, che proprio tra il 1982 e il 1988 viveva il suo periodo di massimo splendore. Così, quando a gennaio del 1983 i New York Arrows quadricampioni cedettero il miglior giocatore di tutti i tempi, Steve Zungul, ai Golden Bay Earthquakes in cambio di Gary Etherington e Gordon Hill (2 buoni giocatori, ma niente di anche minimamente paragonabile al Lord of All Indoors), la scusa ufficiale fu un tentativo di ”rendere più americana la squadra” (ricordiamo che Zungul, il cui nome di battesimo è “Slavisa”, poi americanizzato in “Steve”, è nato in Croazia e dal 1971 al 1977 giocò con l’Hajduk Spalato). La realtà era la necessità di economizzare sui costi di gestione, e disfarsi dello stipendio di Zungul significava un bel risparmio.

La stagione 1982/83
Dal punto di vista sportivo l’arrivo di ben 3 franchigie NASL (e soprattutto di quel calibro) aumentò di molto le aspettative in merito allo spettacolo e alla competitività di cui i tifosi avrebbero potuto godere: Chicago, San Diego e Golden Bay fornirono alla MISL altri mercati importanti presso cui aumentare la propria visibilità. Originariamente la MISL aveva pianificato di espandersi anche a Los Angeles, ma (come già abbiamo spiegato) il trasferimento dei Philadelphia Fever proprio a Hollywood (diventando i L.A. Lazers) impedì una vera e propria espansione: anzi, semmai creò il problema della mancanza di una squadra nella zona Nord Est del paese. In ogni caso la Lega ora contava 14 squadre (organizzate in Eastern e Western Division), e la regular season fu espansa a 48 partite.

Sotto l’aspetto squisitamente tecnico la stagione fu molto più combattuta e appassionante delle precedenti: NY, senza l’apporto di Zungul, ebbe un ridimensionamento notevole; gli Arrows finirono al 4° posto a Est con un record del 50%, conquistando ugualmente una piazza in post-season, ma che non avrebbero fatto strada era chiaro a tutti. L’era-Arrows era terminata! Furono i Baltimore Blast a conquistare il titolo della Eastern Division, dopo un’aspra battaglia con Cleveland e Chicago (rispettivamente 2ª e 3ª). Cleveland aveva un attacco atomico, guidato da Craig Allen, Keith Furphy e Kai Haaskivi, ma Baltimore aveva maggiori attitudini difensive; sotto la guida dell’All-Star Heinz Wirtz, Baltimore concesse solo 224 reti (3ª miglior difesa della lega). Dietro gli Arrows, e quindi fuori dai play-off, un terzetto composto da Pittsburgh Spirit, Buffalo Stallions e Memphis Americans, 3 squadre che non offrirono mai alla MISL quel valore aggiunto sul quale Tepper e Foreman puntavano.

A ovest, comunque, le cose non erano molto diverse: i Sockers si aggiudicarono il titolo della Western Division senza patemi (i Wichita Wings, al 2° posto, erano lontani 5 partite; i Kansas City Comets e i St. Louis Steamers finirono addirittura a 6 partite di distanza). La lotta per il 2° posto fu però appassionante e diede origine ad una rivalità tra Kansas City e St. Louis che negli anni a venire produsse partite memorabili. E le altre californiane? I Lazers conclusero all’ultimo posto con sole 8 vittorie (!); poco meglio fecero gli Earthquakes che nonostante la presenza di Zungul (75 reti segnate e capocannoniere al termine della stagione) non avevano un backcourt difensivo di prim’ordine e così fecero una ben misera figura. I Phoenix Infernoconclusero al 50%, che però non bastò per andare ai play-off.

Play-off che risultarono un po’ più scontati del previsto e del voluto: a Est i Blast ebbero ragione di New York in 3 durissime gare, e lo stesso dicasi per Cleveland nei confronti di Chicago. A Ovest Wichita fece fatica contro gli Steamers (3 gare per decidere la semifinalista), mentre i Sockers asfaltarono Kansas City. Le semifinali furono quanto di più diverso si potesse vedere: se San Diego passeggiò sui Wings in 3 gare, ai Blast furono necessarie 5 partite (tutte tiratissime) per accedere alla 1ª Finale MISL della propria storia (da quando la franchigia si era trasferita a Baltimore).

E la Finale fu il 1° atto di una rivalità tra le più accese dello sport americano degli anni ’80: fatte le debite proporzioni, anche in termini di seguito in tv, le potremmo paragonare alle finali NBA tra Boston Celtics e L.A. Lakers dello stesso decennio. Baltimore Blast - San Diego Sockers era garanzia di spettacolo e di grinta; nessuno ci stava a perdere, e anche se era ovvio che alla fine ci doveva essere un vincitore e di conseguenza anche uno sconfitto, ognuno dei 2 contendenti era certo che la sconfitta sarebbe toccata “agli altri”.

Ciononostante, durante la serie fu chiaro che i San Diego Sockers avevano più talento e più esperienza, tanto che vinsero gara-1 per 6-0 e gara-2 per 7-0. A quel punto la serie sembrava segnata, solo un miracolo avrebbe potuto portare il titolo a Baltimore. Ma i Blast volevano credere nel miracolo, e quasi riuscirono a compierlo: vinsero gara-3 per 4-3 (dopo aver rischiato di perdere) e portarono gara-4 all’overtime, dove prevalsero per 7-6. Baltimore aveva impattato la serie, il titolo era ancora possibile! Stan Stamenkovic, miglior assistman dei Blast e di tutta la Lega, si dichiarò certo che i Sockers avevano sentito la forza d’urto dei Blast e che quindi ora avevano paura. Ma Stamenkovic non considerava che l’enorme sforzo di Baltimore per pareggiare la serie avrebbe richiesto un prezzo, che la sorte presentò in gara-5: i Blast resistettero 2 quarti, poi si spensero. I Sockers vinsero 3-1 e conquistarono il loro 1° titolo MISL (il 2° outdoor).

1982-83 MISL Standings

G W L GF GA GB %
Eastern Division
Baltimore Blast 48 30 18 249 224 -- .625
Cleveland Force 48 29 19 285 267 1 .604
Chicago Sting 48 28 20 285 239 2 .583
New York Arrows 48 24 24 225 219 6 .500
Pittsburgh Spirit 48 24 24 250 247 6 .500
Buffalo Stallions 48 22 26 270 274 8 .458
Memphis Americans 48 19 29 239 274 11 .396

Western Division
San Diego Sockers 48 32 16 289 230 -- .667
Wichita Wings 48 27 21 273 249 5 .563
Kansas City Comets 48 26 22 219 210 6 .542
St. Louis Steamers 48 26 22 234 234 6 .542
Phoenix Inferno 48 24 24 249 255 8 .500
Golden Bay Earthquakes 48 17 31 240 290 15 .354
Los Angeles Lazers 48 8 40 191 286 24 .167

1982-83 MISL Play-off

1st Round:
Baltimore batte New York 2-1 (11-4, 6-7, 8-3)
Cleveland batte Chicago 2-1 (5-9, 5-4, 7-5)
San Diego batte Kansas City 2-0 (6-2, 9-4)
Wichita batte St. Louis 2-1 (6-5(OT), 2-8, 9-7)

Semi-Finals:
Baltimore batte Cleveland 3-2 (6-7, 10-5, 7-3, 3-6, 8-6)
San Diego batte Wichita 3-0 (8-5, 5-2, 4-3)

1982-83 MISL CHAMPIONSHIP:
San Diego batte Baltimore 3-2 (6-0, 7-0, 3-4, 6-7(OT), 3-1)

Classifica cannonieri: GP G A TP
Steve Zungul (New York/Golden Bay) 43 75 47 122
Stan Stamenkovic (Baltimore) 41 55 65 120
Juli Veee (San Diego) 37 57 53 110
Stan Terlecki (Pittsburgh) 45 65 40 105
Omar Gomez (Wichita) 44 37 49 86
Craig Allen (Cleveland) 45 53 31 84
Keith Furphy (Cleveland) 46 56 28 84
Kai Haaskivi (Cleveland) 46 38 46 84
Steve David (Phoenix) 47 61 20 81
Ruben Astigarraga (Phoenix) 43 34 46 80
Kaz Denya (San Diego) 45 45 32 77
Carlos Salguero (Buffalo) 48 44 31 75
Karl-Heinz Granitza (Chicago) 46 41 33 74
Pato Margetic (Chicago) 47 41 33 74
Chris Dangerfield (Golden Bay) 48 52 20 72
Jorgen Kristensen (Wichita) 42 15 56 71
Vidal Fernandez (San Diego) 47 34 37 71
Mike Lashchev (Buffalo) 46 40 30 70
Yilman Orhan (Kansas City) 45 43 26 69
Tony Glavin (St. Louis) 44 50 18 68
Paul Child (Pittsburgh) 45 47 21 68
Dave McWilliams (Baltimore) 45 41 27 68

Most Valuable Player: Alan Meyer, San Diego Sockers
Coach of the Year: Pat McBride, Kansas City Comets
MISL Scoring Champion: Steve Zungul, New York Arrows-Golden Bay Earthquakes
MISL Pass Master (most Assists): Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Defender of the Year: Bernie James, Cleveland Force
Goalkeeper of the Year: Zoltan Toth, New York Arrows
Rookie of the Year: Kirk Shermer, Los Angeles Lazers
Championship Series Player of the Year: Juli Veee, San Diego Sockers

Ma dopo la conquista del titolo, i Sockers (e con loro gli altri 2 team provenienti dalla NASL, Chicago e Golden Bay) annunciarono il loro ritorno alla Lega d’origine per la stagione seguente, il che voleva dire che ci sarebbe stato un altro campionato NASL indoor, cosa che fece masticare amaro i tifosi della MISL, che non potevano certo immaginare il fallimento della NASL di lì a nove mesi.

Inoltre i fans della MISL potevano gioire per l’ennesimo incremento delle cifre della Lega: gli spettatori crebbero fino a raggiungere il totale di 2.652.613 persone, per una media di 7.895 per partita. Il 7 maggio 1983 la partita di play-off Cleveland-Baltimore fu vista da 4.000.000 di telespettatori. Cosa ancora più importante, durante l’offseason la Lega annunciò 2 nuove espansioni: la 1ª, a Tacoma, prevista per la stagione entrante, la 2ª a Dallas per la stagione 1984-85.

La stagione 1983/84
Giunta al 6° anno della sua esistenza, la MISL stava cominciando a tirare le somme. In pochissimo tempo, la NASL era stata oscurata in termini di pura popolarità tra gli appassionati di calcio. Molti si erano spinti a prevedere che negli USA il calcio outdoor sarebbe stato sotterrato dalla sua versione indoor. La cosa sembrò trovare conferma quando la stessa NASL annunciò che la stagione indoor 1984-85 sarebbe stata lunga 40 partite, riducendo quindi di molto la stagione outdoor (in realtà, come abbiamo visto, la NASL fallì in quello stesso 1984).

E sebbene Foreman, il commissioner della MISL, si mostrasse giustamente orgoglioso della vittoria della “sua” lega, la stagione 1983-84 fu il 1° anno di alti e bassi per la giovane MISL. Alcune franchigie esplosero letteralmente: Baltimore faceva il tutto esaurito quasi ogni sera (11.188 persone di media), e St. Louis (13.995 spettatori), Kansas City (15.786) e Cleveland (13.100) portavano una grandissima audience alle loro arene. Soprattutto il miglioramento di Cleveland fu incredibile, considerando che la sua media-spettatori dell’anno precedente era di 6.609 persone a partita.

D’altro canto, c’erano anche dei problemi: la franchigia di Buffalo, all’inizio promettente, diventò la barzelletta della Lega, ed era in predicato di chiudere i battenti. I Phoenix Inferno provarono a risollevare le proprie sorti cambiando nome e diventarono Pride.

E cosa ne era dei una volta imbattibili New York Arrows? Dopo i 4 titoli consecutivi, erano diventati l’ombra di loro stessi: la trade che l’anno prima aveva portato Steve Zungul a Golden Bay era sintomatica, ma da sola non bastava a spiegare il calo di prestazioni. La realtà era che la società nuotava in un mare di debiti e non aveva materialmente la possibilità di portare avanti la franchigia. Durante la stagione, ben 3 allenatori si avvicendarono sulla panchina newyorchese (di cui il 1° fu il mitico portiere-allenatore Shep Messing) e infine un’altra trade, non meno dolorosa di quella di Zungul, affossò le speranze di vittoria degli Arrows: Fred Grgurev, una delle figure carismatiche di New York nonché cannoniere della squadra, venne ceduto ai Memphis Americans durante la stagione. Nonostante questo i newyorchesi riuscirono lo stesso a qualificarsi per la post-season, anche se si trattava più di fare presenza che altro.

La stessa franchigia di Tacoma, gli Stars, non erano nient’altro che i “vecchi” Denver Avalanche riattivati e trasferiti nello stato di Washington, vicino a Seattle. Era necessario riallineare la MISL, visto che le squadre erano scese a 11 da 14 che erano.

Ma sul campo, la MISL ebbe un’altra stagione di pieno successo. Stan Stamenkovic, da 2 stagioni ormai a Baltimore e fuori dal cono d’ombra di Zungul e Branko Segota, tornati a giocare nella NASL, poté dimostrare il suo valore guidando la classifica-cannonieri e vincendo il premio di MVP. Sempre ai Blast la punta Joe Fink diventò il 1° giocatore americano a segnare 200 gol nella MISL.

Anche i portieri ebbero un’ottima stagione: Slobo Ilijevski (St.Louis Steamers) stabilì un nuovo record, con soli 3.67 gol subiti di media; Mike Dowler (Wichita Wings) stabilì il miglior record di gol subiti in rapporto alle partite e ai minuti giocati. Il mitico Shep Messing diventò il 1° portiere a raggiungere le 100 vittorie. Infine, Blagoje Tamindzic (Phoenix) fu il 1° portiere a segnare un gol in dribbling partendo dalla propria area: il malcapitato collega fu Jim Tiejens (Kansas City) il 10 marzo 1984.

E dopo una lunghissima stagione, Baltimore vinse la Eastern Division, ma Pittsburgh e Cleveland si piazzarono a 1 e 2 vittorie rispettivamente. Come detto gli Arrows conquistarono la 4ª piazza, ma ciò vuol solo dire che chi seguiva (Memphis e Buffalo) era ancora meno competitivo. A Ovest fu St. Louis a vincere il titolo, ma con un record (26W – 22L) davvero misero: non stupisce che la lotta per il 1° posto sia stata tanto serrata, e ancora meno che squadre meno che competitive (come Lazers e Comets dell’epoca) si siano qualificate per i play-off. Chiudevano la classifica a Ovest Tacoma e Phoenix.

Iniziavano i play-off, e tutti indicavano in St. Louis la favorita alla vittoria finale, anche in virtù delle 2 sconfitte consecutive ad opera dei NY Arrows, che gridavano vendetta. Ma St. Louis aveva armi decisamente pungenti: il coach Dave Clemens aveva chiesto ai suoi giocatori di abbracciare il concetto di "calcio totale". Oltre a Ilijevski in porta, gli Steamers potevano contare su difensori come Steve Pecher e Tony Bellinger. Inoltre avevano firmato le punte Ricky Davis (dai New York Cosmos) e Njego Pesa da quel terreno di conquista che erano diventati gli Arrows.

Al 1° turno i Blast si sbarazzarono di NY in 4 partite, con lo stesso risultato Cleveland mandò a casa Pittsburgh e Wichita ebbe la meglio sui Lazers; più difficile il turno degli Steamers che ebbero bisogno di 5 gare per avere ragione di Kansas City. Nelle semifinali non ci fu storia: un doppio 3-0 e Baltimore e St. Louis si trovarono in Finale. E qui anche i Blast volevano soddisfazione: il titolo sfuggito l’anno prima, dopo la rimonta da 0-2 a 2-2, bruciava ancora.

Da quella stagione la finale era al meglio delle 7 gare, perciò bisognava vincerne 4 per portare a casa il titolo. Baltimore iniziò male, perdendo gara-1 per 7-3. Ma poi infilò una striscia di 4 vittorie consecutive, con l’apoteosi in gara-5 di Joe Fink che segnò 5 reti, e le parate fenomenali di Keith Van Eron e Scott Manning. Era il 1° titolo per i Blast; nessuno poteva immaginare che ci sarebbero voluti 20 anni per vincere il 2°.

1983/84 MISL Standings

G W L GF GA GB %
Eastern Division
Baltimore Blast 48 34 14 280 203 -- .708
Pittsburgh Spirit 48 32 16 245 204 2 .667
Cleveland Force 48 31 17 269 229 3 .646
New York Arrows 48 20 28 232 280 14 .417
Memphis Americans 48 18 30 216 284 16 .375
Buffalo Stallions 48 15 33 226 279 19 .313

Western Division
St. Louis Steamers 48 26 22 220 202 -- .542
Wichita Wings 48 25 23 237 228 1 .521
Los Angeles Lazers 48 24 24 223 239 2 .500
Kansas City Comets 48 23 25 232 246 4 .500
Tacoma Stars 48 22 26 226 232 4 .375
Phoenix Pride 48 18 30 221 249 8 .375

1983-84 MISL Play-off

1st Round:
Baltimore batte New York 3-1 (11-5, 8-9(OT), 4-3, 14-5)
Cleveland batte Pittsburgh 3-1 (6-4, 1-4, 6-5(OT), 5-3)
Wichita batte Los Angeles 3-1 (10-7, 4-6, 5-4, 6-5)
St. Louis batte Kansas City 3-2 (6-4, 7-6, 1-2, 3-5, 6-5)

Semi-Finals:
Baltimore batte Cleveland 3-0 (5-4, 6-5, 7-2)
St. Louis batte Wichita 3-0 (4-3, 7-6, 5-4(OT))

1983/84 MISL CHAMPIONSHIP:
Baltimore batte St. Louis 4-1 (3-7, 5-3, 5-2, 5-4(OT), 10-3)

Classifica cannonieri GP G A TP

Stan Stamenkovic, Baltimore 46 34 63 97
Kai Haaskivi, Cleveland 47 37 51 88
Craig Allen, Cleveland 44 49 37 86
Mark Liveric, New York 48 58 26 84
Fred Grgurev, Memphis 50 42 34 76
Andy Chapman, Wichita 46 53 21 74
Poli Garcia, Los Angeles 48 39 33 72
Keith Furphy, Cleveland 48 39 31 70
Gordon Hill, Kansas City 41 46 24 70
Lou Nanchoff, Cleveland 42 36 33 69
Yilmaz Orhan, Memphis 47 49 20 69
Zeee Kapka, Pittsburgh 45 30 36 66
Dave MacWilliams, Baltimore 45 33 33 66
Tasso Koutsoukos, Kansas City 46 41 42 65
Paul Child, Pittsburgh 44 41 32 64
Charlie Cordas, Buffalo 45 36 28 64
Jorgen Kristensen, Wichita 39 17 45 62
Ian Sybis, Pittsburgh 42 35 27 62
Batata, Los Angeles 42 36 25 61
Kim Roentved, Wichita 46 27 33 60

Most Valuable Player: Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Coach of the Year: Kenny Cooper, Baltimore Blast
MISL Scoring Champion: Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
MISL Pass Master (most Assists): Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Defender of the Year: Kim Roentved, Wichita Wings
Goalkeeper of the Year: Slobo Ilijevski, St. Louis Steamers
Rookie of the Year: Kevin Maher, Pittsburgh Spirit
Championship Series Player of the Year: Scott Manning, Baltimore Blast

Dopo la stagione, le franchigie di Buffalo e Phoenix chiusero i battenti: la mancanza di risultati aveva prodotto un’emorragia di spettatori che non permetteva di mantenere in vita le 2 squadre. I New York Arrows chiusero anche loro, e la società venne dichiarata fallita per bancarotta. Finiva così ingloriosamente l’epopea (quella sì gloriosa) della 1ª grande squadra che abbia calcato i turf dell’indoor soccer USA.

Ma i problemi, risolti con la chiusura delle franchigie che non portavano utili alla Lega, tornarono ad affacciarsi all’orizzonte: i giocatori avevano votato, con 175 voti a favore e 38 contrari, la costituzione della Major Indoor Soccer League Players Association, che aveva intenzione di lottare per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro.

Era l’inizio di una nuova guerra, in cui l’entrata in scena di una nuova Lega di indoor soccer avrebbe scombinato le carte e alla fine degli anni ’80 avrebbe decretato il collasso della MISL.

(7 – continua)

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Calcio - Socceritalia

Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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