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Gli espansionismi della MLS
Scritto il 2006-11-20 da Franco Spicciariello su

Con la fine del campionato MLS 2006, cresce l'interesse intorno a quello che circonda la crescita della prima lega professionistica calcistica americana costruita secondo seri criteri di business. Notevoli sono le discussioni su forum relative alle possibili expansion cities, cioè quelle città  che in futuro potrebbero diventare parte della MLS.
Major League Soccer, oggi composta da 13 squadre incluso Toronto FC, che ha pianificato un espansione fino a 16 entro il 2010, ma che non esclude un'ulteriore crescita, che però non dovrà  essere scriteriata come quella della NASL (il cui passaggio a 24 squadre del 1978 fu probabilmente fatale) o quella, più recente, della NHL.

Elenco di città  quello che segue che potrebbe diventare interessante tanto più se un giorno, magari non lontano, la MLS dovesse decidere di impiantare una 2nd division oppure integrarsi con la USL, che nel 2007 vedrà  le nuove California Victory (a San Francisco), Carolina Rail Hawks (a Cary, North Carolina) e l'arrivo di una squadra rappresentativa di Bermuda,

Di seguito abbiamo cercato di fare un quadro di tutte le città  di cui, per un motivo o per l'altro si è parlato come di possibili candidate. È chiaro che si è dato spazio più all'aspetto di mercato e di pubblico che a quello tecnico. Ma del resto, siamo nel mondo del calcio business, e per certi versi su questo il soccer USA, la MLS, è probabilmente persino più avanti della calcistica Europa.

Atlanta (GA)

I numeri della città  ci sono, ma i risultati di pubblico dei Silverbacks (USL), la storia (i Chiefs e gli Apollos, nella NASL, oscillavano tra i 4.000 e gli 8.000 di media spettatori) e la popolazione, non incoraggia. Ma Atlanta è considerata la NY del sud, la città  a maggior crescita. Se la MLS decidesse di sbarcare, lo farà  alla grande. A cominciare dallo stadio adatto alla MLS, che per ora manca. Quello delle Atlanta Beat, l'Herndon Stadium è troppo piccolo e non è abbastanza moderno. Però c'è il progetto, che vede al centro i Silverbacks, in un enorme centro sportivo con oggi il piccolo RE/MAX Greater Atlanta Stadium (2.500 posti) e nel 2007 un altro SSS da 20.000, che sembra destinato a portare Atlanta nella MLS.
Certo, per il soccer sfondare ad Atlanta non sarà  facile, vista la concorrenza di Braves, Falcons, Hawks, Thrashers, University of Georgia, Georgia Tech e NASCAR. Ma la MLS vuol scendere a sud di Washington, e farà  di tutto per riuscirci.

Austin (TX)

Con già  due team in Texas, la MLS non ha alcuna intenzione di espandersi ulteriormente nello stato della stella, come anche Garber ha già  dichiarato.

Cleveland (OH)

Garber, il Commissioner della MLS, la considera front runner nell'espansione che andrà  avanti fino al 2010, e da tempo è infatti in trattative con Burnham e Paul A. Garofolo, presidente e C.E.O. del Wolstein Sports and Entertainment Group, LLC, che ad agosto ha presentato la domanda per costruire un soccer specific stadium.
Nella NASL del 1968, si presentarono in media in 6.157 per vedere giocare i Cleveland Stokers, che però fallirono a fine stagione. La città  da allora è cambiata, e anche i tifosi, oggi molto più passionali, come abbiamo potuto vedere la scorsa estate, quando si presentarono in oltre 30.000 al Cleveland Browns stadium per vedere un'amichevole della Nazionale contro il Venezuela. Un sondaggio su BigSoccer.com dà  Forest City o Force come possibile nome scelto dai tifosi, mentre al terzo c'è il vecchio Stokers.

Detroit (MI)

Numeri, etnia (molto europea nei suburbs) e passione ci sarebbero. Ci sono anche i precedenti nella NASL con Detroit Cougars (5.700 spettatori di media nel 1967, primo anno di calcio, 4.266 nel 1968) e Detroit Express (12.1994 nel 1978, 14.058 nel 1979, 11.198 nel 1979). D'accordo poi sulla rivalità  con Chicago e Columbus (e Cleveland). Ci sono nella PDL i Michigan Bucks, ma dietro di loro ci sono molti investitori, tifosi e media che spingono perché Detroit, secondo mercato nazionale privo di una squadra MLS, entri nella lega. MLSDetroit.com

Miami (FL)

La MLS a Miami, anzi in Florida visto che ha fallito anche a Tampa Bay, ci ha già  provato. Ma i pessimi risultati di pubblico hanno costretto la lega a chiudere i Miami Fusion, anche a causa dei disastri causati dal pessimo proprietario, Ken Horowitz. Le scarse presenze per ammirare le gesta di Romario e Zinho con la maglia del Miami FC nella USL 1st, come del resto nella NASL ai tempi di Miami Gatos e Miami Toros (mai oltre i 4.000 spettatori a partita) lasciano pensare che per il soccer a Miami ci sia ben poco spazio. I latinos locali amano il baseball.

Philadelphia (PA)

Philadelphia è insieme ad Atlanta e Detroit il mercato più importante che manca alla MLS. Purtroppo la Rowan University, con cui la MLS aveva costruito un piano per portare il soccer professionistico nel mercato di Philadelphia (seppur con una squadra basata nel sud del New Jersey) non è stata in grado di supportare l'investimento previsto ai fini della costruzione di un SSS nel proprio campus, ma Garber insiste su Philly. Molte le trattative in corso, tutte però legate alla possibilità  di costruire uno stadio.
Nel calcio professionistico, i primi a Philadelphia furono gli Spartans, nel 1967 (5.261 di media), ma chiusero subito. Nel 1973 arrivarono i Philadelphia Atoms, che vinsero il Soccer Bowl con una squadra di quasi soli americani (raro ai tempi), e con il record di spettatori della lega di quell'anno, 11.501. Ma anche l'avventura degli Atoms si chiuse. Era il 1977. Nel 1978, dalle ceneri degli Atoms, nascono i Philadelphia Fury, ma durano solo tre anni e mai portano più di 8.000 persone allo stadio. Ma il mercato c'è, e la MLS lo vuole. Philly Soccer

Millwakee (WI)

Il soccer ha buoni precedenti (per successi) a Millwakee: i Milwaukee Rampage hanno vinto due volte la A-League, ma sono falliti nel 2002 per lo scarso pubblico (sotto i 4.000), sostituiti dai Milwaukee Wave United, andati anche peggio nella United Soccer Leagues 1st. Allo stesso tempo, sempre a Milwaukee giocano i Millwakee Wave, la squadra con più successi negli USA nella storia del soccer indoor, sempre presenti dalla stagione 1984/85, che portano fino a 7.000 spettatori a partita.
In città  stanno lavorando alacremente per far arrivare la MLS. Sembra che Peter Wilt (già  GM di Milwaukee Wave e Chicago Power nell'indoor, dei Minnesota Thunder nella A-League e dei Chicago Fire nella Major League Soccer), che lo scorso anno ha accettato il posto di CEO del Milwaukee Professional Soccer, stia per ottenere il via alla costruzione di un SSS da 20.000 posti, con il progetto di ottenere una franchigia a partire dal 2008. E se lo stadio si farà , Garber gli ha detto che la MLS arriverà . Millwakee Pro Soccer

Minneapolis (MN)

Quello dei Minnesota Kicks della NASL fu un fenomeno impressionante. Più di 23.000 spetttatori alla nascita, nel 1976, più di 32.000 nel 1977, ancora 30.000 nel 1978, scendendo poi fino a i 16.000 nel 1981, anno del fallimento. Numeri unici, Cosmos a parte. Oggi ci sono i Minnesota Thunder, che veleggiano sotto i 4.000 a partita. Quella formula magica di fine anni '70 sembra smarrita. Qualche rumour sulla proprietà  dei Thunder che punta alla MLS è uscito, ma di stadi non c'è notizia, e da parte di Garber il silenzio su Minneapolis è totale.

Montreal (Quebec, CA)

I primi furono i Montreal Olympique, nel periodo 1971-73, con mai più di 4.000 spettatori a partita. Ma poi la NASL è cresciuta, e anche il pubblico della francofona Montreal, che con la nascita dei Manic nel 1981 e 1982 si presenta in oltre 22.000 di media. Nel 1983, il crollo. Quelli erano anni in cui l'indipendentismo del Quebec era in grande ascesa, ma qualche furbo dirigente decise di ripetere l'operazione (fallimentare) del Team USA, facendo diventare i Manic una sorta di Team Canada. E così allo stadio, sempre in media, ci andarono solo in 7.910, e fu il fallimento. Nella USL 1st di oggi, Montreal ha il pubblico top dal 2003, dopo un pallido inizio, con quasi 12.000 spettatori a partita per gli Impact. In Canada, la Maple Leafe Ent. ha l'esclusiva, con il Toronto FC, garantita dalla MLS, che scade però nel 2009. E, su spinta anche della Canadian Soccer Association, è assai probabile che la seconda città  canadese nella MLS, sarà  Montreal (anche se la Bank of Montreal ha acquistato i naming rights per lo stadio di Toronto!).

New York (NY)

Di una seconda squadra nell'area di New York (e non nel NJ com i Red Bulls) si parla da quando la Red Bull ha acquistato i MetroStars. Si è persino ipotizzato l'uso dello Shea Stadium, ovviamente ristrutturato per il calcio. Del resto la rivalità  tra Galaxy e Chivas USA sta funzionando a Los Angeles, e chissà  che non si possa trovare facilmente a NY qualcuno che non ha simpatia per una società  che sul nome della Grande Mela ha messo quello di una bibita energetica. Purtroppo il brand dei Cosmos è inutilizzabile (l'attuale detentore Pinton, vuole $2 milioni!), ma certo sarebbe un'operazione interessante. Sembra infine che l'inglese AJX Media, società  che si occupa di calcio e business, stia lavorando per portare una nuova franchigia, il New York City FC prima nella USL dal prossimo anno e poi, dal 2011, nella MLS.

Oklahoma City (OK)

A Oklahoma City non ci sono precedenti per il calcio professionistico. In passato si è parlato di un coinvolgimento della Express Sports e del possible utilizzo, temporaneo, del Wantland Stadium, 10.000 posti, di proprietà  della University of Central Oklahoma. Ma non sembra che vi sia spazio per possibili sviluppi.

Ottawa (Ontario, CA)

Capitale e seconda città  per abitanti del Canada, nonostante un bello stadio da 30.000 posti, che ospiterà  anche partite del Mondiale Under 20 2007, non esistono praticamente speranze per la capitale canadese di accedere alla MLS. Si aggiungano i non buonissimi risultati di pubblico della NHL, una tradizione calcistica locale inesistente, e la precedenza per Montreal. Risultato: no.

Portland (OR)

Soprannominata "soccer city", la città  ha attualmente solo un team che gioca nella USl 1st Division, i Portland Timbers, che ogni settimana hanno circa 6.000 anime fedeli sedute sugli spalti. Nella NASL la franchigia aveva lo stesso nome, e nel 1976 portava più di 20.000 persone a partita. La passione della città  e il potenziale pubblico quindi ci sono, come anche le basi, a livello di college dalla presenza della University of Portland. La città  è nel mirino di Garber, e la vecchia rivalità  con Seattle e Vancouver, simbolizzata dalla Cascadia Cup, aiuta a mantenercela. Ci sarebbe anche lo stadio, PGE Park (19.000 posti), pronto e solo da riconvertire, ma la mancanza di investitori dalle giuste possibilità , il disinteresse degli sponsor, e il rischio di veder morire i Timbers in caso di passaggio alla MLS, sembrano impedimenti insuperabili.

Rochester (NY)

Ex casa dei Lancers nella NASL (tra i 5.000 e gli 8.000 di media dal 1970 al 1980) e oggi dei Raging Rhinos nella USL 1st (sempre sopra i 10.000 dal 1997 ad oggi), hanno anche recentemente (3 giugno 2006) inaugurato un nuovo stadio, il PaeTec Park, da 15.000 posti, ampliabile. Ci sarebbe anche la formazione base e il derby pronto con Toronto FC (250 km soli di distanza). Contro: il mercato in termini di TV di Rochester è sceso al 79° posto negli ultimi 12 mesi, dietro persino a Omaha, Sposane e Springfield (Missouri); popolazione in calo e, fondamentale, i proprietari non hanno intenzione di svenarsi per l'entrance fee.

San Antonio (TX)

Nel 2004 si era parlato molto della possibilità  che San Antonio potesse entrare nella MLS, anche grazie al ruolo svolto dall'ex sindaco Ed Garza, e pare che ra città  e MLS fosse stato raggiunto un accordo per portare una franchigia a San Antonio. Ma l'elezione di un nuovo sindaco, che ha subito affermato di voler ridiscutere l'accordo con la MLS, ha portato Garber ha stracciare l'accordo stesso e a trasferire i San Jose Earthquakes sempre in Texas, ma a Houston. Come per Austin, e visto anche il clima politico, è altamente improbabile che San Antonio finisca sulla mappa della MLS.

San Diego (CA)

I San Diego Toros nel 1968 portavano solo 4.245 spettatori a partita. I Jaws nel 1976 già  meglio: 6.152. Nel 1978 tocca invece ai Sockers di Hugo Sanchez, che passano da 5.000 a quasi 15.000 spettatori a partita, nel 1982. Ma era la NASL.
Più recentemente, la Soccer United Marketing, braccio commerciale della MLS, ha organizzato alcune partite di grande successo a San Diego, grazie in particolare al pubblico dei latinos, ma dopo l'occasione persa con i Chivas USA, con Vergara che ha preferito Los Angeles, e addirittura il fallimento (momentaneo) dei Sockers nella MISL (indoor), sembra difficile immaginare un team nel sud estremo della California. Ma San Diego, col suo bacino, rimane in piedi come possibile opzione.

San Jose (CA)

La MLS ha un accordo di esclusiva per tre anni con Lew Wolff e John Fisher, proprietari degli Oakland Athletics, per riportare il soccer nella Bay Area. Gli Earthquakes, trasferitisi in blocco a Houston lo scorso anno, e con due MLS Cup alle spalle, potrebbero tornare già  nel 2008, essendo stati approvati i piani per un SSS a Freemont (CA), dove gli Earthquakes giocheranno in condominio con gli A's. Per tenersi aggiornati, c'è anche una newsletter: San Jose Earthquakes

St. Louis (MO)

Anche St. Louis è considerata da Garber una front runner per le prossime espansioni. Esistono già  dei piani per un stadio di calcio adeguato. Del resto St. Louis è una città  storica per il soccer. Da lì provenivano molti dei membri della Nazionale che ai Mondiali del 1950 batté i Maestri inglesi. St. Louis è stata nella NASL dalle origini, 1967, con i St. Louis Stars (7.607 spettatori di media, crollo sotto i 3.000 nel 1969, ma nel 1972 è addirittura prima, con oltre 7.700 a partita, fino a più di 9.000 nel 1979), fino al '79. Nella MISL gli Steamers hanno sempre avuto un notevole pubblico (5.675 di media nel 2005/06), nonostante lo stop delle attività  di quest'anno. Vedremo.

Seattle (WA)

Quella di Seattle è una vicenda controversa. Franchigia storica, competeva con i Cosmos per il Soccer Bowl, e dal grande pubblico (nel periodo 1976 - 1980 fino a 24.000 a partita), in questi anni di USL sembra essersi persa, nonostante la vittoria della 1st division 2005. Il mercato del nordovest è quello che veramente manca alla MLS, e Garber ci tiene. Da anni sono in cortso trattative con Adrian Hanauer, proprietario degli attuali Sounders, ma questi non pare disponibile a pagare l'expansion fee, come dichiarato anche a noi in un'intervista di alcuni mesi fa. Gli ultimi rumors sembrano portare i Sounders in provincia, a Kitsap, con nuovi investitori pronti per lanciare la MLS a Seattle, nuovo stadio incluso. La speranza è che, almeno per il 2010, “the emerald city ” possa farcela.

Vancouver (British Columbia, CA)

I Vancouver Whitecaps sono la squadra canadese con più tradizione. Presenti già  nella NASL, vinsero anche un Soccer Bowl nel 1979 contro Tampa Bay, portando allo stadio fino a quasi 30.000 spettatori a partita nel 1983. Quest'anno i Whitecaps hanno vinto la USL 1st, dove militano dal 2001, ma i numeri sono ben più bassi, intorno ai 5.000 a partita. Attualmente i Whitecaps giocano al Swangard Stadium (15.000 posti), che però dal 2009 sarà  sostituito dal nuovo Whitecaps Waterfront Stadium, anche questo da 15.000 posti ma espandibile fino a 30.000.
Il problema Vancouver è che alla proprietà , come affermato recentemente dal GM Lenarduzzi, la MLS non interessa. La società  punta più ad un rafforzamento della USL per valutare in futuro possibili collaborazioni tra le due leghe.

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